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Disidratazione fanghi: caratteristiche e funzionamento

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 La disidratazione dei fanghi è un’attività che permette di poter separare la sostanza solida dalla presenza di acqua. L’obiettivo finale è quello di creare dei fanghi che siano più o meno compatti. Al termine del trattamento quindi avremo:

  • Riduzione dei volumi di fango da smaltire: si riduce così il costo di trasporto e smaltimento;
  • Fanghi facili da manipolare;
  • Riduzione degli odori;
  • Rimozione dell’acqua e un incremento del calore dei fanghi che in seguito possono essere inceneriti.

E’ importante però fare affidamento su apparecchi tecnologici che rispettino le caratteristiche dei prodotti disidratati, ma anche la disponibilità di spazi a nostra disposizione. Parte importante per la disidratazione dei fanghi sono le Nastropresse, Filtropresse e Centrifughe. Di seguito ne illustreremo le caratteristiche così da addentrarci all’interno di questo processo.

Prima ancora di considerare un sistema di disidratazione bisogna controllare la filtrabilità del fango per stabilire le possibilità d’intervento nel processo di depurazione.

 

Nastropresse: come funzionano le macchine

Tale tipologia è perfetta per impianti di trattamento medio – piccoli dei fanghi. Questa struttura si compone di un telaio con fiancate laterali robuste che sono collegate tra loro, una vasca di accumulo e scarico per l’acqua, una tramoggia di carico, due teli per permettere il passaggio del fango, rulli che servono per il drenaggio e la pressione del fango. Si pone il prodotto all’interno dei due filtri a nastro continuo: qui si assiste all’espulsione dell’acqua per mezzo dei rulli a pressione. Questi possono essere regolati in termine di velocità in base al prodotto da trattare. Il fango è posto sotto pressione fino al momento della sua evacuazione.

Si tratta di una macchina compatta e chiusa che va ad allontanare anche il minimo rischio di spruzzi di acqua, così da lavorare in un ambiente che sia soprattutto igienico. Le tele vengono poi lavate con cura al termine di ogni processo di disidratazione e necessitano di controlli per verificare che non vengano esposte a usura.

Filtropresse: massima resa per maggiore manodopera

 Con questa macchina la disidratazione dei fanghi si realizza grazie all’uso di una serie di piastre porose che sono ricoperte di tessuto drenante. Anche in questo caso si lavora con la pressione del fango e lo scarico di acqua che passa attraverso il tessuto. Il trattamento è massimizzato quando si va a fare un condizionamento preventivo dei fanghi. Si utilizzeranno per tale motivo il cloroidrato di alluminio e il cloruro ferrico; nell’ultimo periodo si è diffuso anche l’uso dei polielettroliti. La parte solida che otteniamo resta nelle piastre, che saranno poi aperte per poter rimuovere il pannello che si ottiene. E’ un tipo di soluzione che richiede attenzione da parte dello staff impegnato nella lavorazione, oltre a una continua assistenza. La sua grande forza però è data dal risultato finale: i fanghi saranno molto più secchi.

 

Tra i numerosi vantaggi che riesce a garantire la filtropressa segnaliamo la buona chiarificazione delle acque che vengono filtrate e l’ottima efficienza dei solidi ottenuti. E’ possibile lavorare con il modello a piastre a volume fisso, oppure con piastre che hanno volume variabile.

 

Centrifuga: velocità e potenza

La centrifuga è un classico esempio di come l’evoluzione possa facilitare ogni tipo di lavorazione, soprattutto in termini di disidratazione dei fanghi. In questo caso la separazione del solido dalla parte liquida si verifica proprio attraverso la forza centrifuga. Il fango s’immette nella centrifuga attraverso un tubo fisso che è posizionato al centro di un tamburo cilindrico. La sua particolarità è quella di garantire una rotazione con velocità di circa 5.000 giri/min. In questo modo i solidi si addensano contro la parete interna del tamburo, mentre il liquido viene filtrato verso l’esterno dove è posizionato uno scarico. Si tratta di una soluzione perfetta per ottenere fanghi con una bassa concentrazione di solidi.

Al termine del processo, i fanghi potranno essere impiegati in svariati settori, tra i quali le industrie cartarie, farmaceutiche, chimiche e agroalimentari, ma anche raffinerie, acciaierie e miniere.

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